Le piante della Tradizione

Il Bidollo” (pioppo) (populus nigra)
Terreni umidi e fangosi, lungo i fossi e acquitrini.
In primavera i giovani germogli sono color rame, protetti da una resina appiccicosa nota un tempo, sotto il nome di “balsamo” e usata per curare le ferite.

L’olmo” (Ulmus campestris)
Veniva coltivato opratutto sui greppi perché con le lunghe radici è adatto a trattenere la terra. Se non venisse regolarmente potato per ottenere foraggio per il bestiame diventerebbe un albero maestoso. Un tempo i rami venivano utilizzati per fare cerchi da botte e da tini, pali, cesti, crini e forche; sulle superfici delle foglie a volte si trovano delle vescichette ripiene di un liquido denso chiamato “balsamo dell’olmo” e utilizzato come utile rimedio alle scottature.

La Cerqua” (Quercus robur e Quercus pubescens)
Oltre al robustissimo legno, un tempo venivano utilizzate anche le ghiande per l’alimentazione degli animali, la corteggia e le foglie, ricche di tannino, per la concia delle pelli e le galle per tingere lana e cotone.

L’albero o Oppio” (acer campestre)
sorreggeva la vite e le sue foglie venivano raccolte come nutrimento del bestiame. Con il legno compatto e di grana omogenea si costruivano strumenti musicali e li “ciocchi”; con il decotto della corteccia si dava un bel colore rosso mattone, stabile e resistente, a lana e seta.

Il Vinco” (salix vitellina)
In ogni podere se ne coltivavano alcuni; i ramoscelli giovani, infatti, lunghi ed eretti, resistenti ed elastici , venivano utilizzati per fare “li legami”, oppure intrecciati, davano cesti, canestri, crini, ecc. Con il legno leggero ma sodo si facevano “li ciocchi”.

Il Sargano” (salix alba)
si facevano zoccoli, tinozze e piccolo vasellame da vino.

Il Faggio” (fagus selvatica)
Il legno utilizzato da tornitori, falegnami sediari; ridotto in sottili falde, dette “scatolicchio” serviva per farci stacci, scatolette, cofanetti,; le foglie servivano da ottimo foraggio; la corteccia era utilizzata dai tintori per dare il colore “Nankin”un giallo camoscio assai resistente; dai frutti, le faggiole, si poteva ottenere una farina usata per l’alimentazione degli animali, ma a volte, anche dall’uomo, e abbondante olio per ardere nelle lucerne.

Il Castagno” (Fagus castanea)
Il suo legno si utilizzava per fare mobili, botti, travi, travicelli ecc. Legno corteccia e ricci, un tempo, erano utilizzati per la concia delle pelli e per ricavarne una tinta nera e inchiostro. Le castagne, poi, costituivano un ottimo alimento sia fresche che essiccate (“mosciarelle”) o ridotte in farina.

I Mori” (morus alba)
Venivano coltivati lungo i sentieri o ai margini dei poderi. La foglia era utilizzata principalmente per l’alimentazione dei bachi da seta.

Le Nocelle” (ceryius avellana)
I frutti venivano utilizzati per fare dolci o per ricavarne un olio dolce buono negli usi domestici. Il decotto della corteccia serviva per dare un colore giallo scuro alla seta e alla lana ed un colore grigio chiaro al lino e al cotone.

Il Ginepro” (Juniperus communis)
I frutti erano utilizzati in cucina per aromatizzare cibi e bevande. Per disinfettare le camere dei malati si usava bruciarvi i frutti di ginepro.

Il Crognole” (Corpus mascula)
Le rosse drupe venivano utilizzate per far confetture.
Il legno, duro e elastico, era utilizzato per manichi di mazze, o di altri arnesi agricoli, per pioli di scale, e denti da ruote.

Lo Scotano” (Rhus cotinus)
Rami e foglie erano largamente usati per la concia delle pelli ed il legno, duro e saldo, per lavori di mosaico, d’intarsio e per fare piccoli soprammobili.

La Ginestra” (Sportium yunceum)
Dai rami opportunamente macerati, si ricava una lunga fibra usata per intrecciare corde o tessere tele grossolane per balle e sacchi. Il giorno di San Giovanni si usava fare il bagno con l’acqua in cui erano stati a macerare per tutta la notte i fiori di ginestra, di madreselva ecc. (1)

(1) Sarnano ieri” Scuola media statale “G. Leopardi” Sarnano MC Anno scolastico 1978/79

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